Scissioni e leader bruciati, una tradizione a sinistra


Caro direttore,
come si fa ad avere politici così nel Pd che per puro odio verso il loro segretario arrivano alla scissione costituendo ingenuamente gruppuscoli insignificanti che il tempo cancellerà aprendo così la strada agli antagonisti politici del Pd stesso. Renzi potrà anche essere supponente, aver fatto degli errori, ma i vari «scissionisti» non si rendono conto che per il loro misero interesse e per rimanere nella compagine politica si avviano verso un inesorabile declino ed oblio. Lo sanno che partitini e gruppuscoli avranno solo vita breve e che questo loro exploit non li condurrà a nulla. Ma dove è l’interesse del Paese e del partito a cui appartenevano? Poveri noi, saremo costretti a convivere con questi politicanti per quanto tempo?
Umberto Galli Zugaro.

Caro signor Galli Zugaro,
Scissioni e odi politici e personali sono un elemento costante della storia della sinistra italiana. Di quella comunista e socialista prima, del Partito democratico negli ultimi anni. Accade anche in altri Paesi (la Germania ad esempio con la scissione della Spd che poi portò alla nascita della Linke) e in altri schieramenti (basti pensare a gruppi e gruppetti del centrodestra italiano). Ma ci sono anche partiti, come i laburisti britannici, dove le anime riformiste ed estremiste sono riuscite a convivere senza rotture traumatiche.
In Italia la propensione alla guerra fratricida è irresistibile. Domina l’affermazione a tutti i costi del proprio punto di vista. E naturalmente contano tantissimo le ambizioni personali e le lotte di potere mascherate da battaglie politiche.
Se guardiamo alla breve storia del Pd (o Democratici di sinistra come si sono chiamati per un po’) e mettiamo in fila i leader bruciati dal «fuoco amico» si resta stupiti: Romano Prodi, Massimo D’Alema, Francesco Rutelli, Giuliano Amato, Walter Veltroni, Pierluigi Bersani, Enrico Letta. Anche Matteo Renzi non se la passa tanto bene…
Credo che lei abbia ragione a ritenere le scissioni sempre una sconfitta: l’Italia di tutto ha bisogno fuori che dell’ennesimo partito che si contende lo stesso spazio elettorale. Ma in una separazione difficilmente le colpe sono solo di una parte. Per quanto riguarda il Pd, credo che anche il segretario abbia fatto più di qualche errore: nella conduzione della campagna referendaria e nella gestione troppo personalistica del partito.

Fonte: corriere della sera

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