Beppe Grillo ha torto sulla ‘nuova’ Equitalia – AGI


Sul blog di Grillo lo scorso 5 giugno è stato pubblicato un articolo di Rainews – ma il link non è più funzionante – a proposito della possibilità che la “nuova Equitalia” proceda direttamente al pignoramento del conto corrente del debitore “senza dover richiedere l’apposita autorizzazione al giudice”.

Nel commento in corsivo all’articolo, Grillo scrive: “Dal 1 luglio in caso di debiti e cartelle la ‘nuova’ Equitalia made in Renzi avrà il potere di procedere al pignoramento dei conti correnti in modo diretto, prendendo i soldi direttamente dalle banche, senza dover richiedere l’apposita autorizzazione al giudice”.

Si tratta di un’informazione sbagliata. Equitalia ha infatti questo potere già dal 2005, non è una novità che scatterà a partire dal prossimo primo luglio. In quella data, la società di riscossione verrà sciolta e accorpata con l’Agenzia delle Entrate, che diverrà a quel punto anche l’ente incaricato di riscuotere i crediti dello Stato.

La disciplina già in vigore

Equitalia, sempre il 5 giugno scorso, ha diffuso una nota precisando che: “l’azione di pignoramento presso terzi è disciplinata da una norma del 2005 (dl 203/2005 che ha introdotto l’art. 72 bis del DPR 602/1973)”. Questa prevede la possibilità di pignorare anche le somme sul conto corrente, ma solo a determinate condizioni.

In particolare, Equitalia procede al pignoramento solo se il contribuente “non ha dato seguito agli atti che gli sono stati notificati (cartella di pagamento, solleciti di pagamento, avvisi di intimazione), né provvedendo al loro pagamento, neanche in forma rateale, né contestandone il contenuto”. In caso di contestazione, interviene l’autorità giudiziaria.

Le polemiche sembrano insomma in ritardo di 12 anni. Né sembrano particolarmente giustificate, se si considera che il pignoramento è un atto esecutivo che viene disposto al termine di una lunga procedura in cui al debitore insolvente (cioè che non paga) vengono date innumerevoli possibilità di pagare o contestare, facendo valere le proprie ragioni e chiamando quindi in causa l’autorità giudiziaria.

Il contribuente può (e potrà) infatti contestare in primo luogo l’avviso di accertamento che riceve da Equitalia in via extra-giudiziale. Se non lo fa, riceverà allora una cartella di pagamento (e successivamente dei solleciti). Solo nel caso in cui questa non venga opposta entro 60 giorni, portando dunque la questione davanti a un giudice, essa diventa un titolo esecutivo.

A quel punto, Equitalia procede alla notifica della intimazione di pagamento entro 5 giorni. Se non viene effettuato, allora potrà procedere al pignoramento.

Le novità del 2016

Ma quindi cosa cambia adesso, al di là della scomparsa di Equitalia e del suo assorbimento nell’Agenzia delle Entrate, e perché c’è tanto clamore?

Le novità sono contenute nel decreto fiscale dello scorso anno (dl 193/2016) e nell’ultima “manovrina” (dl 50/2017). Come spiegato dal Sole 24 Ore “l’obiettivo che si può leggere in filigrana è arrivare ad azioni più mirate e che punta sempre di più sull’utilizzo di banche dati, senza sparare nel mucchio ma allo stesso tempo in grado di bloccare i patrimoni dei grandi evasori”.

Vengono infatti previste le notifiche via PEC (più semplici ed economiche di quelle via posta) e, soprattutto, viene dato accesso a tutte le banche date rilevanti alla “nuova Equitalia”, che nasce appunto il prossimo primo luglio.

Come si legge ancora nella nota di Equitalia, “l’interazione delle banche dati introdotta dal dl 193/2016 va nella direzione di poter migliorare l’attività di riscossione che non si muoverà più ‘a fari spenti’ relativamente alle azioni esecutive ma soprattutto di limitare al minimo, grazie ad informazioni più puntuali, l’impatto sul debitore e sulle sue attività professionali”.

Equitalia dunque sottolinea il “lato positivo” di questa novità, per cui invece di paralizzare l’attività produttiva del contribuente che subisce un accertamento con sigilli, perquisizioni e così via ci si muoverà con maggior precisione e rapidità soprattutto sulle banche dati.

Il risvolto della medaglia è che i pignoramenti delle somme sui conti correnti avverrà in modo più veloce. L’Agenzia delle entrate, che provvederà alle riscossioni al posto di Equitalia, potrà verificare direttamente le informazioni nell’Anagrafe tributaria (dove confluiscono le varie banche dati) e agire di conseguenza con le eventuali azioni esecutive. Prima, invece, Equitalia doveva chiedere le informazioni a terzi (spesso proprio all’Agenzia), attendere una risposta e solo dopo procedere.

Fonte: AGI

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