Cosa rischia l’economia catalana con la secessione, mentre si cerca un mediatore. Anche in Vaticano – AGI


I catalani stanno subendo la pressione di Madrid e perdono i primi pezzi importanti della propria economia. Eppure tornano a sfidare la Corte costituzionale, che ha sospeso la convocazione della seduta del Parlamento locale per lunedì (La Repubblica). Il presidente dell’Assemblea catalana, Carme Forcadell, ha commentato l’intervento della Corte con un tweet al veleno. “Sospendere sedute che non sono nemmeno convocate è la nuova offerta di dialogo” dello Stato.

La quinta banca spagnola sposta la sede, altre seguono

La prima importante azienda ad abbandonare la Catalogna è il Banco Sabadell, quinta banca spagnola, che conferma la sua intenzione di spostare la domiciliazione dopo la minacciata dichiarazione di indipendenza (Il Post). Lo rende noto un portavoce della banca, che ha preferito mantenere l’anonimato. Il portavoce precisa che domani l’istituto lancerà una “rapida” procedura che in pochi giorni gli consentirà di spostare la sua sede legale ad Alicante, nella Spagna dell’Est, anche se questo non avrà conseguenze per il quartier generale dell’istituto e per i suoi addetti.
Di fronte al rischio che il divorzio dalla Spagna faccia precipitare la situazione economica della Catalogna, anche CaixaBank si prepara al trasloco (Il Sole 24 Ore). CaixaBank, la prima banca della Catalogna e la terza spagnola, sta pensando di trasferire la sede nelle Baleari, anche se al momento non è stata presa alcuna decisione. La banca potrebbe anche lasciare il quartier generale nella capitale catalana ma spostare la sede legale per proteggere gli interessi dei correntisti. Per Barcellona sarebbe un colpo pesante. La banca e la fondazione Caixa che la controlla hanno una presenza fortissima nella regione, tanto da un punto di vista economico finanziario che culturale e simbolica. “Non ci sarà nessuna fuga di aziende dalla Catalogna”, aveva assicurato da parte sua il vicepresidente della Generalitat, Oriol Jonqueras.

Cosa rischia l’economia catalana

I rischi per l’economia intanto si fanno sempre più concreti: Standard & Poors ha fatto sapere che nei prossimi tre mesi potrebbe declassare il debito sovrano della Catalogna (Huffinton Post). Le inquietudini politiche si sono riversate sugli investitori. Mercoledì l’indice principale della borsa di Madrid, l’Ibex-35 ha perso il 2,85%. A soffrire soprattutto le due grandi banche catalane , con flessioni rispettivamente del 4,96% e del 5,96%, mentre Santander, la prima banca spagnola ha perso il 3,83%. In soli tre giorni Caixabank e Banco Sabadell hanno bruciato in Borsa 3.000 milioni (tutti gli scenari su Il Corriere della Sera).

Si cerca la mediazione del Vaticano

Per superare il muro contro muro si cerca un mediatore che promuova il dialogo tra il governo di Madrid e la Generalitat e da più parti si evoca un intervento del Vaticano (Il Giornale). Secondo alcuni fonti, il governo catalano, penserebbe alla mediazione del Vaticano, “la cui competenza diplomatica è straordinaria e accreditata”, perché sarebbe consapevole del fatto che “il mediatore non può uscire dall’Unione Europea – parte interessata nel confronto della Generalitat con il governo – e dunque ha segnalato tra le sue preferenze il Vaticano.
L’arcivescovo di Madrid, Carlos Osoro, oggi ha fatto sapere di non essersi “assolutamente” impegnato a mediare tra il premier e il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont (Il discorso su Il Foglio).
L’arcivescovado di Madrid ha fatto questa precisazione dopo che mercoledì da Podemos avevano fatto sapere che l’arcivescovo Osoro aveva assicurato a Pablo Iglesias che avrebbe tentato di convincere Rajoy al dialogo con Puigdemont. Mercoledì si è saputo che Rajoy si è incontrato con l’arcivescovo di Barcellona, Juan Jose Omella, e con lo stesso Osoro, una riunione non confermata però né dalla Moncloa, né dalla conferenza episcopale.

L’ombra dell’invio dell’esercito

La Santa Sede, secondo quanto riferisce il sito Vida Nueva, è contraria a qualsiasi autodeterminazione che non scaturisca da un processo di decolonizzazione e ad atteggiamenti che vanno contro la legalità costituita.
Il braccio di ferro politico non accenna quindi a trovare soluzione. L’ambasciatore di Spagna in Italia, Gracia Aldaz, ha escluso che Madrid invii l’esercito (Il Messaggero). Ma la tensione è altissima. Intanto la Fondazione Faes, che fa capo all’ex premier, popolare Josè Maria Aznar, ha chiesto a Rajoy di convocare elezioni anticipate se sentirà di non essere in grado di far fronte alla crisi catalana (Il Giornale)
Fonte: AGI

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