Così il sistema Consip – Coop beffa i terremotati. Un altro inverno senza alloggio – IL GIORNALE


Chissà se basterà la consapevolezza di aver avuto salva la vita per infondere la rassegnazione necessaria ai cittadini terremotati che, nel centro Italia, sanno fin d’ora che passeranno il secondo inverno nelle roulotte e nelle stanze d’albergo.

 Privati ormai della propria intimità e individualità, perché nemmeno le casette tanto desiderate arriveranno in tempo. E all’indolenza burocratica del management commissariale che ha impiegato oltre un anno a scrivere norme e precetti, avvitandosi su stesso, si somma il ritardo nel dare il via ai progetti per la ricostruzione dei borghi e degli agglomerati urbani.

Tutto è inesorabilmente fermo. Esattamente come gli ininterrotti cumuli di macerie, stanziali ai lati delle strade di quei centri una volta abitati. Già, il quadro è desolante considerando che entro il 31 dicembre prossimo stando alla direttiva ogni cittadino, residente o no, che ha subito danni alla propria abitazione nelle aree del cosiddetto cratere del sisma del 2016, dovrà presentare al Comune la richiesta per ottenere il finanziamento necessario alla ricostruzione. Peccato però che solo il 30 per cento di costoro ha ricevuto la cosiddetta certificazione del danno con tanto di classe assegnata. E negli agglomerati urbani anche i lavori di recupero non possono iniziare a meno che tutte le costruzioni non abbiano ricevuto la certificazione. Inevitabile aggiungere che anche questa procedura va a rilento: sono 100mila le famiglie che hanno diritto al contributo per risanare la propria abitazione, tra queste 40mila i fabbricati che dovranno essere riedificati tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.

Ed è proprio l’eco della parola ricostruzione a perdere consistenza soprattutto quando si è obbligati a tenere conto dei dettati del decreto 19 del 7 aprile scorso, firmato dall’ex commissario Vasco Errani. Gli articoli di legge parlano chiaro: dai lavori di ricostruzione sono di fatto escluse tutte le piccole e micro imprese del tessuto locale, quelle che avrebbero potuto iniziare le opere più agevolmente. E invece no, Errani e consulenti hanno voluto complicare l’intero processo. Queste piccole aziende potranno accollarsi l’onere di edificare costruzioni isolate per un massimo di 150mila euro di spesa complessiva, fuori dai centri urbani. Certo non potranno partecipare a ricostruire i cosiddetti aggregati, composti da almeno 3 edifici omologhi. Il boccone più ghiotto spetterà alle imprese certificate Consip e Invitalia. Alle altre, le briciole. Così ha imposto il commissario. Si tratta di 200 aziende in maggioranza cooperative, suddivise in 7 grandi consorzi. E comunque nessuna di esse ha fatto ancora capolino nel cratere. Ci sono le macerie da togliere. Fino a oggi la cifra impegnata per la rimozione è intorno ai 20 milioni che, stando ai costi correnti, basterà a smaltire solo 307mila delle 2,4 milioni di tonnellate presenti. E a fare questo ci stanno pensando, a rilento, le amministrazioni regionali.

E sempre a passo di lumaca procede anche l’altro filone della ricostruzione: quello delle scuole e delle casette Sae (Soluzioni abitative di emergenza). La neo commissaria Paola De Micheli, si è impegnata personalmente sul fronte scolastico. Di scuola però ne è stata completata una sola, di Sae ne sono state posizionate 995 su 3.570. Un numero irrisorio contando addirittura che il bando per l’acquisto di queste abitazioni (18mila in totale) risale a maggio 2014. Eppure la solerte macchina Consip ci ha messo due anni ad affidare la commessa. Discriminante è stata la garanzia temporale. Chi si è aggiudicata l’appalto, la Rti Ncs Cogeco7 cooperativa, ha garantito 850 case in 6 mesi. Peccato però che a oggi i tempi non sembrano essere stati rispettati. Sono trascorsi 14 mesi da quel lontano 24 agosto 2016 e un anno esatto dal 30 ottobre. Chissà se Consip, che ha sottoscritto il contratto con la coop vorrà imporle la penale sui ritardi di consegna come recita il capitolato d’appalto. Chissà. Forse avrà un occhio di riguardo.

Fonte: IL GIORNALE

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