Conto cointestato col convivente: stop mantenimento – LA LEGGE PER TUTTI


Non si può pretendere la botte piena e la moglie ubriaca. Una persona separata, benché disoccupata, che tuttavia viene mantenuta dal nuovo partner convivente, non può pretendere anche il mantenimento dall’ex coniuge. Il fatto di ricevere aiuti economici dal compagno può essere dimostrato dal fatto di avere con lui un conto corrente cointestato e, quindi, la disponibilità delle relative somme almeno per il 50%. È quanto chiarito dal Tribunale di Alessandria con una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine e facciamo un esempio pratico.

Immaginiamo una donna che, separata dall’ex marito, riceva da lui un assegno di divorzio mensile. L’uomo però scopre, dopo qualche mese, che la moglie è andata a vivere con un’altra persona e con questa ha in comune un conto corrente per gestire le spese del ménage domestico. Alla luce di ciò si rivolge al giudice per chiedere la revoca dell’ordine di versarle il mantenimento. La donna fa però presente che la convivenza con il nuovo compagno è iniziata da poco e nulla fa pensare che tra i due ci sia una stabile relazione. Chi ha ragione?

La Cassazione ha detto, a più riprese, che l’assegno di mantenimento deve essere revocato tutte le volte in cui l’ex coniuge beneficiario inizia una convivenza con un nuovo partner tale da far ritenere che tra i due si sia formato una «famiglia di fatto». I presupposti di tale convivenza devono essere gli stessi di una coppia sposata: la reciproca assistenza sia morale che economica. Questo significa che la convivenza non può essere occasionale, ma deve potersi dire stabile e duratura. Come dimostrarlo? Non è affatto facile. Bisognerebbe dar prova del cambio di residenza all’anagrafe comunale dell’ex coniuge (per trasferirsi in pianta stabile dal compagno), l’intestazione delle utenze, il partecipare alle spese quotidiane o, quanto tutto manca, il decorso di un apprezzabile tempo (che non è certo qualche mese).

Oggi però la sentenza in commento offre un’altra spia per stabilire se vi sia stata la nascita di una famiglia di fatto tra l’ex coniuge e il nuovo convivente: la presenza di un conto cointestato. La possibilità per la moglie che percepisce l’assegno di divorzio, di attingere a un conto comune, magari alimentato dallo stipendio del compagno, è prova che quest’ultimo si sta prendendo cura anche materialmente della donna. Non vi sono quindi dubbio sulla serietà e stabilità del rapporto tra i due che certo non hanno deciso di convivere in modo occasionale.

La cointestazione del conto corrente non è certo compatibile con un rapporto di mera ospitalità, dal momento che ciascuna delle parti mette a disposizione dell’altro convivente le proprie entrate, versandole su un conto corrente comune, contribuendo così stabilmente alle spese derivanti dal rapporto instauratosi e determinado la creazione di un tenore di vita sganciato dal precedente.

In questo contesto cessa l’obbligo di versamento dell’assegno divorzile a carico del coniuge onerato. Onere che non rivive neppure una volta cessata la relazione di convivenza.

Infatti, l’instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, anche se di fatto, cancellando ogni connessione con il precedente matrimonio, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per richiedere il mantenimento. La formazione di una famiglia di fatto è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni obbligo postmatrimoniale con l’altro coniuge.

Fonte: LALEGGEPERTUTTI

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