Conto corrente, rincaro spese. Vademecum per risparmiare e contrastare spese gestione – BUSINESSONLINE


Per pochi sarà il conto corrente gratis che sarà dato ai meno abbienti per legge. Ben diverso è il discorso di come poter tutti risparmiare con i conti correnti sia bancari e postali. E attenzione anche al pignoramento dei conti correnti che stanno diventano più restrittivi con applicazione delle regole più severe anche da parte dei Comuni.

I conti correnti gratis obbligatori sono per pochi, per una minoranza. Sono certamente interessanti, ma la legge li prevederà per le persone davvero poco abbienti e relative famiglie. Occorre muoversi su altri fronti per diminuire davvero i costi

Conto corrente gratis per legge, ma solo per pochi

Arriva il conto corrente gratis per i meno abbienti. In cosa consiste? Niente spese al di sotto della soglia di 11.600 euro di Isee e 18.000 euro di pensione lordi all’anno.

E tante operazioni gratuite: apertura, gestione e chiusura del conto di pagamento; accreditamento di fondi sul conto di pagamento; prelievo di contanti all’interno dei Paesi dell’Unione europea presso le dipendenze del prestatore di servizi di pagamento o gli sportelli Atm, anche al di fuori degli orari di apertura. Nessuna spesa per emissione, rinnovo e sostituzione della carta di debito.

 E infine, zero costi per le seguenti operazioni di pagamento nel contesto dell’Unione europea: addebiti diretti, operazioni di pagamento mediante carta di pagamento, utilizzabile anche online, bonifici e ordini permanenti di bonifico presso le dipendenze del prestatore di servizi di pagamento e attraverso gli altri canali disponibili.

Aumenti già avvenuti e in arrivo

Arriviamo subito alle conclusioni: gestire un conto correnti in Italia è adesso più costoso rispetto a prima. Lo ha sancito la Banca d’Italia che ha elaborato un rapporto sul tema, evidenziando come l’impegno medio richiesto ai risparmiatori italiani sia di 77,6 euro. Tanto per avere una idea delle differenze con gli istituti di credito online, quelli che non hanno una filiale fisica, per chi scegli il web la spesa media è di 14,7 euro l’anno. Eppure prima di quest’anno il trend era ben differente. Se il costo per la gestione di un conto corrente è adesso di 1,1 euro più alto, fino agli scorsi anni la tendenza è stata di calo, seppur modesto. Alla base di questo rialzo ci sono soprattutto due ragioni:

  1. le maggiori commissioni pagate per le operazioni effettuate
  2. i maggiori canoni per le carte di credito e di debito

Infine, l’operatività media è rimasta pressoché la stessa: da 144 a 143 operazioni all’anno. Si tratta di cifre che non convincono fino in fondo l’Unione nazionale dei consumatori, secondo cui gli aumenti registrati sono classificabili come inverosimili perché i realtà sarebbero più alti. L’indagine di Bankitalia non terrebbe infatti conti degli aumenti una tantum e delle contribuzioni straordinarie, limitandosi a registrare i costi standard.

A sorprendere dell’indagine annuale sui costi dei conti correnti delle famiglie della Banca d’Italia è l’estrema convenienza dei conti correnti online rispetto a quelli tradizionali. La spesa media di gestione rilevata è pari a 14,7 euro ovvero circa un quinto. E se entriamo ancora di più nei dettagli, la composizione della spesa mostra una prevalenza delle spese variabili, pari a circa il 63 per cento del totale. La differenza di spesa osservato tra queste due tipologie di conti va ricondotta alle tariffe diverse. Più precisamente, viene osservato nel report, il canone di base, dal cui pagamento è esente oltre il 95 per cento della clientela online serve a spiegare 26 euro della differenza. La diffusione di carte di pagamento, più ampia tra la clientela online, non comporta aggravi di spesa, poiché i costi sono inferiori per le carte di credito se non nulli.

Solo per le carte prepagate la spesa dei conti online è di poco superiore a quella dei conti tradizionali. Infine, il limitato ammontare delle altre spese fisse consente un risparmio di quasi 8 euro. Da rilevare poi che circa la metà della differenza riscontrata per le spese variabili è da ricondurre alle spese di scrittura, completamente gratuite per i conti online. La restante parte è legata alle commissioni sulle disposizioni, generalmente più vantaggiose per i conti online, soprattutto per le operazioni effettuate su canali alternativi allo sportello.

Nel mezzo tra i conti correnti tradizionali e quelli online ci sono invece i conti correnti postali, la cui spesa è calata di 1,2 euro, fissandosi a 47,8 euro di media. Il risparmio va ricondotto alle altre spese fisse, ai canoni delle carte di credito, alle spese per invio di estratto conto. Ma non alla spesa per i canoni di base e per le carte bancomat, in linea con quelle sostenute dai clienti bancari. Ma è andando a vedere la tipologia tipica dell’utenza che saltano fuori interessanti particolari. I correntisti postali utilizzano poco servizi come la tenuta di dossier titoli e non sempre utilizzano carte di credito, preferendo piuttosto le carte di debito. La diversa composizione dei servizi contribuisce solo in parte a spiegare la differenza nei livelli di spesa: se si ricalcola la spesa dei clienti postali si riduce da 29,8 a 23,9 euro.

Come risparmiare davvero

Al momento non è ancora online il comparatore ufficiale dei conti correnti, ma c’è, quando si firma per aprire un conto corrente, sempre riportato l’ISC, lindicatore sintetico di Costo, che indica il costo medio, per una operatività bassa, media, alta.  E poi bisogna cercare le offerte migliori, tra cui al momento se ne possono segnalare tre, ma ovviamente sono molto dinamiche

Hello Bank! di Bnl propone Hello! Money che per chi entro il 31 gennaio 2018 deciderà di accreditare stipendio o pensione, o in alternativa avere 3.000 euro in giacenza, e sottoscrivere la carta di credito a canone zero Hello! Card, offre in regalo un buono da Ikea del valore di 150 euro. Hello! Money è un conto corrente che non prevede spese di canone, commissioni per prelievi e bonifici e non prevede alcuna spesa di apertura conto; offre interessi fino all’1% lordo per massimo due trimestri su giacenze comprese tra 25.000 e 100.000 euro e prevede una carta di debito gratuita e una carta di credito a canone zero.

Condizioni decisamente convenienti ancora assicurate dal Conto Corrente Arancio di Ing Direct, conto corrente online che non prevede alcuna spesa per apertura e chiusura conto corrente, estratto del conto corrente, pagamenti e bonifici, canone annuo, prelievi con carta di debito, assegni, ricariche telefoniche, e che permette di effettuare un numero illimitato di operazioni come bonifici, prelievi e ogni genere di pagamento online, dal pagamento delle bollette a ricariche telefoniche, F24, MAV, RAV.

Tra le migliori offerte di conto corrente attuali spicca anche il conto corrente Freedom One di Mediolanum che garantisce la possibilità di effettuare operazioni illimitate e non prevede il pagamento del canone se si decide di accreditare lo stipendio o la pensione. Per chi decide, infatti, di accreditare stipendio o pensione sono gratuite anche la carta Mediolanum FreedomCard, altrimenti disponibile al costo di 10 euro all’anno, e la carta di debito Mediolanum Card. L’imposta di bollo è, però, a carico del correntista. Il conto Freedom One di Mediolanum permette di disporre e ricevere bonifici senza limiti e prelevare soldi in tutta Europa e in qualsiasi banca.

E anche le tasse si alzano…

Tra le novità contenute nella legge di Bilancio, l’ultimo provvedimento del Governo Gentiloni prima dello scioglimento delle Camere che sancisce la fine della legislatura e l’inizio del percorso che porterà l’Italia alle urne probabilmente nella prossima primavera, quelle che riguardano le rendite finanziarie destano molto interesse. Ci ha pensato il quotidiano “Il Sole24Ore” a spiegare nel dettaglio quali saranno le conseguenze del fatto che verranno tassate al 26%. Una tassazione che verrà estesa anche ai dividendi e alle plusvalenze legate alle cosiddette partecipazioni qualificate.

Questo significa che la novità più importante contenuta nella legge di Bilancio consiste nel fatto che le rendite finanziarie saranno tassate a partire dal 2018 al 26 per cento e questa tassazione verrà applicata anche agli utili qualificati, sancendo la definitiva scomparsa di questa differenza tra utili qualificati e non qualificati. Un provvedimento che avvantaggerà, stando alle previsioni del quotidiano economico e finanziario più importante d’Italia, quelli che passeranno all’incasso di dividendi nella fascia di reddito che va oltre i settantacinque mila euro. Coloro che invece potranno incassare dividendi in una fascia di reddito più bassa dovrebbero risultare, invece, penalizzati da questo nuovo provvedimento.

Per le rendite, da quest’anno, dunque, si applicherà l’imposta sostitutiva del 26%. Questo significa che scomparirà la differenza tra partecipazioni qualificate e non con probabili ricadute positive per coloro che passeranno all’incasso di dividendi in quella particolare fascia di reddito che supera oltre i settantacinque mila euro. Rischiano, invece, di essere notevolmente penalizzati i contribuenti che incasseranno dividendi e che si troveranno negli scaglioni di reddito più bassi. Lo stesso accadrà per le plusvalenze relative a partecipazioni qualificate. Uno dei lati positivi che sembra aver convinto i risparmiatori risiede nel fatto che, dopo l’entrata in vigore di questo provvedimento, non esisterà più nessuna differenza tra plusvalenze e le minusvalenze derivanti da partecipazioni qualificate con le minusvalenze e plusvalenze non qualificate.

Provvedimenti ovviamente che nell’ottica di chi li ha proposti dovrebbero consentire un introito positivo che per il 2018 è stato stimato pari a circa 253 milioni circa. Cifra che scenderà a dieci milioni nel 2019 prima che il saldo tra tassazione a Irpef e la nuova imposta sostitutiva assuma il segno negativo per una cifra che dovrebbe superare gli undici milioni di euro. Questo succederà dal dal 2020 in poi.

Per gli strumenti finanziari partecipativi e per i contratti di associazione in partecipazione si fa riferimento al rapporto fra apporto e patrimonio netto dell’emittente o dell’associante. Le novità avranno ripercussioni concrete anche per quel che riguarda l’impatto delle plusvalenze e delle minusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni, oppure altri strumenti finanziari. Le conseguenze di questi nuovi provvedimenti interesseranno sia le persone fisiche residenti, non residenti, le società semplici e gli enti non commerciali residenti in Italia. BUSINESSONLINE

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