Perché non pubblico le foto di mio figlio sui social – HUFFPOST


Questo è un tema su cui è stato scritto tanto e da tanti, lo so, ma dopo tutti questi anni sento il bisogno di aggiungere la mia voce al coro dei “no”. I motivi per cui ho scelto, con mio marito, di non pubblicare foto di mio figlio, sono pochi e semplici:

  1. Mentre io sono sua, lui non è mio e ci tengo a farglielo sapere. Ci tengo ad educarlo all’indipendenza e voglio credere che l’esempio è la miglior forma di educazione.
  2. Mentre io sono caduta in pieno nella trappola del narcisismo da social, mi piacerebbe pensare che lui potrà avere una scelta e potrà persino ambire ad un privilegio oramai esclusivissimo e carissimo: l’anonimità (se mai lo volesse). Ho conosciuto un ragazzo di 17 anni che volutamente, giorno dopo giorno, sceglie di affrontare gli sfottò degli amici perché non vuole smart-phone, non vuole iscriversi ai social e nemmeno a chat e non vuole stare sempre on-line (e ha la ragazza). Se mio figlio decidesse di avere una posizione così radicale non vorrei essere quella che lo ha messo sui social senza il suo permesso.
  3. Non voglio che i post nutrano ulteriormente la mia vanità. Cadrei nella tentazione di considerare lui estensione di me e usarlo come mia rappresentazione. Preferisco limitarmi ai banali, e ormai sdoganati, selfie.
  4. Non ho idea di dove ci porterà questa corsa all’ipertecnologia e iperconnessione. Vedo solo che andiamo così veloci che immagino che arriveremo all’inimmaginabile. E pensando all’inimmaginabile, mi spaventa popolare “la nuvola” con immagini e dati suoi (dove è stato, quando è il suo compleanno, cosa gli piace mangiare) che rimarranno lì per sempre. Sarà che sono una Gen X (quelli cresciuti con i genitori che divorziavano e “1984”) ma per me il “per sempre” è idea terrificante.
  5. Infine mi metto nei suoi panni. Se fossi un adolescente che tenta di costruirsi un’identità figa (qualunque sia la sua interpretazione di questo concetto) forse non vorrei che ci fossero immagini di me in giro con zazzerine da scolaretto o con la tutina aderente del costume di carnevale dell’uomo ragno.

Non cito la porno pedofilia tra i miei personali motivi – spesso e a ragione elencata da chi si schiera contrario alla pubblicazione delle foto dei figli – perché confesso, non è tra i miei pensieri più immediati anche se sono consapevole che è un tema grave e serissimo, oltre che greve.

Poi chissà, magari un giorno cambierò idea o forse sarà proprio lui a chiedermi di postare un selfie di noi due. Ma per ora mi piace illudermi che così lo proteggo. Anche da me.HUFFPOST

3 thoughts

  1. questa è la dimostrazione che l’amore per i figli va oltre il possesso, dal momento in cui nasce l’individuo dovrebbe essere libero e fin che non ha modo di manifestare le sue scelte rispetto al suo inserimento sociale trovo giusto sia lasciato nell’anonimato… la considero una grande prova d’amore e di rispetto.

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