Le fake news? Ecco perché viaggiano più velocemente delle notizie vere – WIRED


Rapidamente, a macchia d’olio, senza ostacoli. Così viaggiano le fake news, molto più delle notizie vere. E questo vale in tutti gli ambiti della conoscenza, dalla politicaalla scienza, dalla cronaca alla sanità. A mostrare questo fenomeno sociale, oggi, è un team di ricerca del Mit, che ha svolto la più vasta analisi su come l’essere umano sparge le notizie, esaminando la piattaforma social Twitter. E i risultati mostrano che riportiamo molto più spesso e velocemente le storie false, che ci attraggono di più. I ricercatori si sono chiesti il perché ed hanno messo a fuoco alcuni punti chiave alla base di questo comportamento. I risultati sono stati pubblicati su Science.

Gli scienziati hanno analizzato 126mila tweet di circa 3 milioni di utenti pubblicati per più di 4,5 milioni di volte, il tutto in un periodo compreso fra il 2006 e il 2017. In seguito, per stabilire se erano veri o falsi, i contenuti sono stati passati al vaglio e confrontati con quelli riportati dalle fonti ufficiali, come organizzazioni indipendenti.

Risultato? Rispetto alle informazioni veritiere, le fake news hanno viaggiato più rapidamente, in maniera più radicata all’interno delle diverse categorie di pubblico, e coprendo una maggiore distanza spaziale. E tale fenomeno è accaduto in tutti i campi del sapere. Anche se, in vetta alla classifica del pettegolezzo per numero di tweet falsi, vi sono le notizie che riguardano la politica, fra cui bufale sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti del 2016, mentre solo dopo vengono quelle sul terrorismo, disastri naturali, su fenomeni scientifici ed informazioni finanziarie.

E in questo battiamo anche le macchine. In base ai risultati dei ricercatori, infatti, i bot – programmi scritti per imitare le nostre conversazioni e diffondere informazioni – spargono con la stessa frequenza le notizie vere e quelle false, al contrario di noi, che ritwittiamo le fake news ben il 70% delle volte in più. Insomma, sembrerebbe che il buon senso venga meno, in certi casi, e non possiamo nemmeno dare la colpa ai nuovi software.

Ora, gli autori sono andati ancora più a fondo, cercando di capire il perché. I dati suggeriscono che queste storie abbiano un fascino maggiore a causa del fatto che sono nuove e insolite, nonché a volte assumono tratti romanzeschi. Non è un caso, infatti, che queste notizie suscitino più spesso emozioni negative o forti, come disgusto, paura e stupore. Mentre le notizie vere sono associate ad una maggiore riflessione e ad emozioni quali gioia, tristezza e fiducia.

Il problema non è tanto che siamo attratti da queste storie, ma che divulgandole possiamo fare molti danni – un esempio su tutti, il legame vaccini-autismo e il caso Stamina. Nel caso di un attacco terroristico o di un evento naturale catastrofico, spiegano gli autori dello studio, il rischio è quello di non agire nella maniera più ragionata, allocando le risorse dove sono necessarie, proprio a causa di questa disinformazione diffusa e veicolata dall’essere umano. Così, questo studio aiuta a capire qual è la molla che spinge l’utente a condividere notizie false, per agire alla ricerca di strategie che disincentivino la disinformazione.

FONTE: WIRED

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