Attacco con armi chimiche in Siria, verità o bufala? – WIRED


Secondo quanto riportato da numerose testate italiane e internazionali, lo scorso sabato 7 aprile a Douma, in Siria, nella Ghouta orientale (vicino a Damasco) sarebbe stato lanciato contro la popolazione un attacco chimico con sarin e altri gas a base di cloro, uccidendo decine di persone e ferendone centinaia. La notizia ha scatenato forti reazioni in tutto il mondo, fra cui anzitutto quelle statunitensi di Donald Trump, che ha ventilato anche l’ipotesi di un possibileintervento militare sul territorio siriano, seppur senza precisare modalità e tempi.

Fin da subito, però, accanto alle condanne contro il regime siriano del presidente Bashar al-Assad si sono diffuse anche alcune voci critiche nei confronti della notizia, ritenuta una bufala, una montatura o comunque una ricostruzione non aderente alla realtà dei fatti. La verifica della realtà dei fatti è tutt’altro che semplice, sia per via della guerra civile in corso nel Paese dal marzo 2011 sia perché – anche una volta accertato l’effettivo utilizzo di armi chimiche – risulta difficile averesicurezza sulla responsabilità e sugli esecutori materiali dell’attacco.

Se da una parte esistono precedenti accertati sulle politiche senza scrupoli di Assad, sufficienti secondo alcuni per dissipare ogni dubbio sul caso in questione, dall’altra la prudenza nel valutare la veridicità della notizia è d’obbligo, soprattutto qualora il presunto attacco diventi il casus belli per un intervento armato.

Le fonti della notizia
La prima comunicazione relativa all’attacco chimico è stata fornita dall’Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), che ha il proprio quartier generale nel Regno Unito e che – secondo gli scettici – ha stretti legame con le forze anti-governative siriane.

Sohr ha descritto l’azione come un “deliberato massacro di Stato”, e la notizia ha trovato conferma anche da parte della Società medica americano-siriana (Sams), che ha riferito di oltre 500 persone coinvolte dall’attacco. Dello stesso tenore sono anche le affermazioni dei componenti della difesa civile siriana, i cosiddetti Caschi bianchi.

Sul versante opposto, i media siriani soggetti al controllo governativo hanno negato il coinvolgimento del regime di Assad nel presunto massacro, sostenendo che l’attacco fosse da attribuire ad altri. Oppure, è stata ventilata l’idea che l’attacco non sia affatto avvenuto, ma che sia stato semplicemente simulato da parte di fantomatici attori ribelli. Sotto accusa, secondo i canali di Stato, sarebbero le foto e soprattutto i video del massacro, descritti dalle cariche istituzionali siriane come una totale messa in scena.

Ciascuna delle due versioni è stata rilanciata da innumerevoli media, fra i quali è spesso possibile identificare un’affiliazione (o un’alleanza, o un intreccio di interessi) con Stati Uniti da un lato o Russia dall’altro.

L’Onu ha fin dall’inizio mantenuto una posizione tra il neutro e lo scettico, e ha dichiarato che non si sbilancerà fino al momento in cui ci saranno prove concrete. L’ispettore svedese dell’Onu Åke Sellström, autore di alcune dichiarazioni, non ha ancora preso una posizione definita, al contrario di quando sostiene una fake news sul suo conto che gli attribuisce una dichiarazione relativa all’estraneità di Assad ai fatti.

Secondo gli aggiornamenti odierni, la polizia militare russa ha avuto accesso all’area di Douma, dove sono attesi anche gli ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac). Tuttavia, è improbabile che i resoconti che verranno forniti determineranno la fine della controversia. Per il momento, secondo i media russi, non sono nemmeno state trovate tracce degli agenti chimici che sarebbero stati utilizzati nell’attacco, quindi le indagini di “esperti e scienziati” sono ancora ben lontane dall’identificazione dei colpevoli.

Parallelamente, nelle ultime ore, è intervenuto sulla questione anche il presidente francese Emmanuel Macron, che ha dichiarato di possedere “la prova”dell’utilizzo di armi chimiche in Siria da parte del regime di Assad (ma senza specificare di che cosa si tratta). Resta però estremamente complicato, per giornalisti e ispettori senza una precisa affiliazione, riuscire a entrare fisicamente a Douma, rendendo di fatto impossibile avere verifiche indipendenti.

Le ragioni degli scettici
La principale tesi esplicitata da governo siriano, Russia e sostenitori dell’ipotesi fake news è che l’attacco sia stato in qualche modo organizzato (o sfruttato) per delegittimare il regime di Assad e per favorire l’ingerenza di altri Paesi a sostegno delle forze ribelli e contro il governo centrale. In questo senso, come in Italia ha scritto analisidifesa.it, l’ipotesi è che le armi chimiche siano solo il pretestoutilizzato per giustificare un intervento militare, proprio in un momento in cui le forze ribelli sembravano essere prossime alla sconfitta definitiva.

Una seconda ragione per dubitare della versione dei ribelli sarebbe, secondo gli scettici, che in questa particolare fase della guerra civile non ci sarebbe stato alcun bisogno di un intervento così brutale, dato che ormai le forze di opposizione erano fortemente indebolite.

La terza ragione, collegata alla precedente, è che non sarebbe stato necessario impiegare armi chimiche per uccidere un numero relativamente limitato di ribelli, che si potevano sconfiggere senza particolari difficoltà anche con mezzi meno eclatanti. Un raid aereo o un’incursione armata sarebbero stati probabilmente più semplici da eseguire, e non avrebbero suscitato lo stesso clamore internazionale. L’illogicità dell’attacco, dunque, sarebbe il motivo principale che alimenta i sospetti.

Oltre ai già citati dubbi sull’attendibilità delle fonti (che non sono certo una novità), gli anti-statunitensi filo-siriani ritengono che le immagini a disposizione siano di fatto insufficienti per dimostrare che l’attacco chimico sia avvenuto, e soprattutto che non possano fornire elementi utili a identificare i mandanti. Va però ricordato che, per ora, nessuna foto e nessun video in particolare è stato contestato, poiché non sono emersi né ricicli di vecchi scatti né incongruenze in quanto mostrato dalle diverse fonti. Se davvero fosse una messa in scena, dunque, sarebbe stata davvero ben costruita.

Infine, un’argomentazione che contribuirebbe a rendere ancora meno definiti i contorni della vicenda è il fatto che gli agenti chimici impiegati nell’attacco (soprattutto quelli a base di cloro) sono relativamente semplici da reperire, dunque potevano potenzialmente essere nelle mani di qualsiasi fazione o gruppo organizzato.

In Italia il leader della Lega Matteo Salvini sembra aver condiviso le posizioni filo-russe, dicendosi contrario a un intervento armato e sostenendo che anche questa volta, come in altre occasioni in precedenza, si stia valutando di passare all’azione in assenza di prove solide.

Insomma, anche se l’utilizzo di armi chimiche da parte di Assad sembra essere uno scenario terribilmente plausibile, affermare di avere risposte certe è una presa di posizione quantomeno prematura.

FONTE: WIRED

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