CHE COS’È IL CLICKBAIT (E PERCHÈ È MEGLIO EVITARLO) – RAFFAELEGIOVANDITTI


Titoli sensazionalistici e sommari da far girare la testa a un vecchio giornalista, mezze frasi che non dicono niente ma fanno immaginare tutt’altro, beceri siti di informazione (o presunti tali) a caccia di click sui banner pubblicitari. Signore e signori, ecco a voi il peggio del web: il clickbait.

Ne subiamo l’influsso ormai da qualche anno e con l’avvento dei social network alzi la mano chi non ha mai cliccato a un’esca cattura click:

«Non immaginerai mai cosa ha fatto questa donna!», «Ecco il video che ha commosso il web!», «Incredibile! ecco cosa è stato scoperto!», «È incredibile cosa è capitato a quest’uomo»

Queste frasi sono solo alcuni esempi di quelli che, nel gergo di internet, vengono chiamati clickbait, letteralmente “clik esca”.

Il clickbait è diventato particolarmente diffuso con l’avvento dei social media (Facebook in primis). La possiamo considerare a tutti gli effetti una strategia di marketing, in un mondo dove gli innumerevoli siti, quotidiani online, blog devono competere per conquistare l’attenzione di chi legge. Certo, marketing becero e nemmeno paragonabile alla marchetta più squallida, ma è pur sempre marketing.

Il clickbait fa affidamento sulle emozioni quali ad esempio tristezza e soprattutto rabbia. L’umorismo, l’emozione, la sorpresa sono stati d’animo che la tecnica sfrutta per raggiungere il suo scopo. Il motivo? Elementare, Watson. Più visite = Più guadagno dai banner.

 

La domanda è: secondo voi a chi si riferisce l’articolo? Nessun nome, ma una foto vale più di mille parole: Michael Schumacher in primo piano. È morto Michael Schumacher? No, a morire è stato l’uomo in secondo piano, Jules Bianchi, ma usare Schumacher in primo piano ha di fatto invitato gli utenti a cliccare e leggere l’articolo.

 

 

L’articolo in questione parla del pesce palla maculato (che è effettivamente nocivo). E allora perchè nel post su Facebook viene pubblicata la foto di un’orata al forno?

 

Ancora più grave quando dei titoloni ad effetto spingono l’utente medio a leggere articoli palesemente falsi e a spesso anche razzisti. E poiché questa tecnica di marketing fa affidamento sulle emozioni quali la tristezza e la rabbia degli utenti, un post può venire condiviso da molte migliaia di persone in poche ore. Il giro di affari in questi casi è veramente notevole. Con dei banner posizionati in posizioni strategiche si può guadagnare diverse centinaia di euro al giorno. Lo sapevate vero?

Perché è meglio evitare di fare clickbait?

Anche se a qualcuno può sembrare strano, anche il web ha una sua etica. Spingere un utente medio (e anche un po’ fesso sia chiaro) a cliccare su una news che è quasi sempre spazzatura non è etico. Io lo paragonerei a una piccola TRUFFA.

Per fortuna, gli algoritmi utilizzati dai vari motori di ricerca vengono sempre più indirizzati per premiare contenuti che sono condivisi. È del mese scorso la notizia che Facebook con una modifica del suo algoritmo combatterà questi post semplicemente NASCONDENDOLI (fonte StartupItalia)

FONTE: RAFFAELEGIOVANDITTI

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