Qualche domanda sul progetto editoriale di Enrico Mentana – WIRED


Il 7 luglio Enrico Mentana sgancia la bomba sulla sua pagina Facebook: “è giunto per me il momento di fare qualcosa di tangibile: far nascere un quotidiano digitale realizzato solo da giovani regolarmente contrattualizzati”. Nel lungo post, il direttore del tg del La 7 spiega anche che “di mio ci metterò una parte del finanziamento e il contributo quotidiano di scritti che fino a oggi ho postato su Facebook. Se con contributi economici e pubblicità si reggerà, bene. Se – come inevitabile almeno all’inizio- sarà in passivo, ci penserò io. Se – come spero – diventerà profittevole, tutto l’attivo sarà usato per nuove assunzioni e collaborazioni”.

L’uomo che blasta la gente ha capito che può usare la sua popolarità per un progetto più grande e per fare del bene ai più giovani. Sembra più una provocazione, che l’annuncio di un vero e proprio progetto editoriale, ma tanto basta: il post viene inondato di commenti (11.415 al momento in cui scriviamo) e condiviso decine di centinaia di volte (superate le 19mila).

C’è chi ringrazia, chi si candida, chi litiga con altri aspiranti nuovi redattori di Mentana. La lettura conferma l’analisi da cui tutto il ragionamento di Mentana parte: la generazione dei 20-30enni è sottopagata, sfruttata e si sente senza prospettive. Mentana ha toccato il nervo scoperto: la precarietà dei nati tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90.

Il giorno dopo Mentana torna sul tema, un po’ per abbassare le aspettative (“io non posso da solo risolvere la questione giovanile in Italia”), un po’ per dare qualche dettaglio in più: “per favore, non mandatemi curriculum.

Per i mesi di luglio e agosto devo mettere a punto il progetto, garantirne la sostenibilità, delineare quel che potrò fare in prima persona, compatibilmente col mio ruolo di direttore non pigro di un tg, e con i vincoli che – sia pure con la consueta amicizia – mi darà il mio editore. Poi a settembre vi racconterò qui la road map e le modalità con cui si cercherà di fare il reclutamento dei redattori”.

Sembra chiaro: Mentana non ha ancora tutto a fuoco e gli serve tempo per elaborare il progetto. In verità, forse anche a causa dell’ondata di commenti che continua a ricevere, il direttore cambia idea in pochi giorni e il 17 luglio pubblica la mail a cui inviare la candidatura. L’indirizzo, come commenta qualcuno, “sembra quello per fare una truffa agli anziani“. Ma poco importa. Queste le prerogative richieste:

Il post è condiviso oltre duemila volte. Quasi tremila persone commentano. Come c’era da aspettarsi, i 40enni (anch’essi sottopagati, sfruttati, ma, ahiloro, non più giovani) criticano il limite d’età. Due sere dopo a un evento pubblico Mentana torna sul tema. La prende larga, partendo dall’analisi del giornalismo contemporaneo. La sua visione è lucida e ovviamente condivisibile. Chi fa informazione se lo ripete agli aperitivi da anni: nessuno compra più i giornali, c’è uno scollamento fra giovani e informazione, i vecchi baroni del giornalismo si sono presi tutto. Da qui l’idea di fare il giornale “con i giovani“.

È un bel segnale e si intravede anche un’evoluzione interessante del pensiero di Mentana, che già dieci anni fa, facendo una lezione a un master di giornalismo, davanti ai trenta aspiranti colleghi fece un’analisi ancora più grigia del settore per poi concludere amaramente: “ragazzi, qua state perdendo tempo, non troverete mai lavoro”. Ora, se non altro, concluderebbe dicendo: “però alcuni di voi li assumo io, dai“.

C’è qualcosa che manca, però, nel discorso di Enrico Mentana. Proviamo ad analizzare il progetto secondo la regola delle 5 W che i vecchi baroni del giornalismo continuano a insegnare nelle scuole:

Who? Chi?
Questo in parte è chiaro: i protagonisti sono Enrico Mentana e giornalisti under 33 (più o meno) che verranno assunti con contratto giornalistico. Certo, l’annuncio per la selezione, pur contenendo quasi tutti gli elementi che qualunque giornalista web deve avere, è un po’ fumoso e non aiuterà Mentana quando si troverà a dover aprire la casella di posta (“avere adeguato background” non è come dire “aver lavorato o collaborato per una testate web per X anni”) e dimostrano una non totale padronanza della materia (“conoscere l’impaginazione tecnica, la grafica del web” significa saper usare WordPress, Photoshop e conoscere l’html? O ci sono altre esigenze?, “trasmettere in diretta” significa che basta saper usare uno smartphone in orizzontale o è richiesta la conoscenza di software di streaming?). Non si parla mai di conoscenza di strategie social, ma immaginiamo che Mentana le dia per scontate.

Un giornale però non è composto solo dai giornalisti. Anzi, c’è un aspetto tecnico che non si può sottovalutare. E poi c’è chi lavora alla raccolta pubblicitaria, chi deve occuparsi del marketing, della strategia social, della grafica: sulle assunzioni di queste figure o sull’impianto che Mentana vorrà dare al progetto non si sa ancora nulla. In un post su Facebook, Mentana ha aperto in modo sibillino a eventuali finanziatori: “Se per motivi loro ci saranno aziende o mecenati in grado di aiutare senza nulla pretendere saranno benvenuti. Per la raccolta pubblicitaria sarà scelto chi farà l’offerta migliore”.

What? Che cosa?
Questo è il punto, incredibilmente, meno chiaro. Una cosa è certa: sarà un giornale online. Durante il suo intervento pubblico, Mentana ha parlato di un giornale pensato per lo smartphone, che però nel 2018 è un po’ lapalissiano (ormai il traffico è perlopiù mobile per tutti i siti e quindi la leggibilità da telefonino è data per scontata, se vuoi avere lettori). Non si sa il nome, non si sa l’obiettivo del progetto editoriale. Ci si immagina si occuperà di tutto, come un quotidiano, ma non sappiamo se avrà un taglio particolare, a parte conoscere il target: i giovani. Ma a cosa ambisce esattamente? A essere un concorrente più piccolo del Corriere, una specie di Vice o un nuovo Post? Cosa avrà di diverso da altri siti online già esistenti in Italia e pensati per quel target?

When? Quando?
A settembre si dovrebbe sapere tutto.

Where? Dove?
Non si sa. In un mondo globalizzato, non dovrebbe essere un problema avere redattori sparsi per il globo, ma è anche vero che per funzionare al meglio è utile avere almeno un nucleo di persone nella stessa stanza. Per ora non si sa se ci sarà questa stanza e in quale città.

Why? Perché?
Questo è il punto più chiaro di tutto il discorso di Mentana e non serve rispiegarlo.

Si potrebbe aggiungere anche il Come, su cui anche Mentana si sta interrogando pubblicamente. In un post ha chiesto ai suoi follower: “Secondo voi sarebbe giusto un abbonamento del costo di 10 euro l’anno per il nuovo quotidiano online di cui stiamo parlando? E sareste disposti a pagarlo?“. In un altro ha scritto: “La vera forte alternativa sarebbe il crowdfunding“.

Quello che è chiaro è che Mentana ha nutrito le aspettative di centinaia di giovani giornalisti senza avere ancora il quadro certo di quello che vuole creare. E di come vuole crearlo: con quali risorse, quali strumenti. Forse anche nella speranza di ricevere aiuti nella costruzione del progetto. Speriamo che l’estate porti consiglio e soprattutto che Mentana abbia la capacità di trovare collaboratori che abbiamo una buona conoscenza del digitale. Purtroppo oggigiorno non basta essere star di Facebook e ottimi giornalisti della tv per creare un sito che stia in piedi.

FONTE: WIRED

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