Che fine fanno i vitalizi dei parlamentari?


Dopo la Camera, che lo scorso mese di luglio aveva approvato il taglio dei vitalizi per 1.300 ex parlamentari, anche Palazzo Madama ha posto il proprio benestare, lasciando così inascoltata la voce della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, convinta che ci volesse più prudenza. Il consiglio di presidenza, ovvero l’ala amministrativa del Senato, ha approvato con 10 voti favorevoli e un astenuto il medesimo testo già approvato da Montecitorio. I rappresentanti di Forza Italia, Leu e Pd hanno lasciato l’aula prima del voto. Il risparmio per legislatura dovrebbe aggirarsi attorno ai 250 milioni di euro.

Ora l’esame dei ricorsi
Ai 1.300 ex deputati si devono sommare i circa 1.200 ex senatori, per un totale di tagli che riguarderanno 2.500 ex parlamentari eletti prima del 2012, la cui età media è di 76,5 anni. Per loro, a fare stato dal primo gennaio 2019, sono previste diminuzioni degli assegni comprese tra il 40% e l’80%. I ricorsi già depositati sono circa 700 e verranno analizzati dalla Camera a partire dal 7 novembre.

Come riporta il Fatto quotidiano, bisognerà fare i conti anche con la controversa questione legata al ricorso vinto dalla presidente del Senato Alberti Casellati che, eletta al Consiglio superiore della magistratura (Csm) nel 2014, ha lasciato la vita parlamentare iniziata nel 1994, rientrando quindi nell’emisfero di coloro assoggettati ai tagli, ottenendo però ragione e salvando il suo assegno di circa 5mila euro al mese.

Questa metrica potrebbe essere applicata anche ai tanti ex parlamentari per cui decade il diritto al vitalizio pieno, si attendono infatti centinaia di ricorsi presentati anche dagli ex senatori.

Il prossimo passo, regioni e Parlamento europeo
Luigi Di Maio ha detto che nella manovra di bilancio verrà inserita una norma che impone il taglio dei vitalizi anche alle regioni, sul medesimo modello adottato dai due rami del Parlamento, con tanto di minaccia di bloccare i fondi necessari a pagare gli assegni degli ex assessori. Nei piani della delegazione Ue del M5s ci sono anche i tagli dei vitalizi ai parlamentari europei, per questo motivo è già stato invitato il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani a volere mettere in calendario le opportune discussioni.

Le reazioni dei fronti avversi
Il senatore Pd Tommaso Cerno ha parlato di decisione “vergognosa e imbarazzante”. Il Pd e Fi hanno cercato di presentare emendamenti rimasti lettera morta. La vice presidente del Senato Anna Russomando (Pd) è convinta che il testo necessitasse di miglioramenti mentre Alessia Rotta (Pd), è certa che ci sia stato un disegno tra Lega e Movimento, Di Maio ha avuto l’appoggio del vicepremier Matteo Salvini e questo, in cambio, ha incassato il via libera grillino al dl sulla difesa.

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