Cosa fanno davvero i nostri figli col telefonino (e cosa dovremmo fare noi) – AGI

Questo post vorrei dedicarlo a rispondere a due domande. La prima è: cosa fanno davvero i nostri figli con il telefonino? Credo che se lo chiedano ogni giorno tutti i genitori mentre vedono il rapporto sempre più stretto fra i ragazzi e gli smartphone, come se tutta la loro vita, o comunque una parte rilevantissima, fosse in quel rettangolo metallico con uno schermo per lato. Ora c’è una risposta scientifica. Proviene da una ricerca italiana. L’ha condotta il professor Massimo Marchiori, matematico, in forza all’università di Padova, noto nel mondo digitale per essere stato colui che ha ispirato l’algoritmo da cui è nato Google.

Marchiori ha realizzato una app che sembra una app per chiamare aiuto in caso di emergenza ma è in realtà una spia che trasmette in tempo reale tutto quello che avviene sul telefonino dove è installata. E con il consenso dei genitori l’ha fatta installare sul telefonino di una ottantina di ragazzi anglosassoni fra i 13 e i 17 anni per scoprire finalmente “il mondo segreto dei teenager digitali” (ovviamente facendo salva l’anonimato di ciascuna persona spiata).

Quello che davvero sorprende di questo studio

I risultati dello studio, durato tre mesi, sono interessanti ma secondo me in gran parte prevedibili: viene fuori che i ragazzi si scaricano un sacco di app e che molte sono pericolose, nel senso che si tengono i loro dati personali oppure li abbonano a servizi a pagamento; che usano pochissimo il web (meno di venti siti a testa) e quando lo usano, soprattutto i maschi, frequentano siti porno; che nei messaggi scrivono un sacco di parolacce e qualche volta fanno i bulli.

Ma il risultato più stupefacente secondo me viene dal questionario somministrato ai genitori che si sono detti in gran parte sorpresi di queste scoperte. Come se vivessero su un altro pianeta rispetto ai figli. Come se anche noi tanti anni fa non ci fossimo divertiti a dirci le parolacce o a sfogliare di nascosto qualche rivista proibita.

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La seconda domanda di oggi è: è voi mettereste una app spia nel telefonino dei vostri figli? Io no. E non perché non sia preoccupato di quello che fa mia figlia adolescente con il telefonino. Ma preoccuparmene vuol dire occuparmene prima, tentare di stabilire ogni giorno un dialogo per quanto non sia facile a quell’età, trasmettere valori ed esempi con cui potrà difendersi, essere un punto di riferimento con la porta sempre aperta. E spiegarle i pericoli e le opportunità della rete. È una scommessa complicata, ma rispetto a diventare la spia dei miei figli, è l’unica strada possibile.

Fonte: AGI